lunedì 23 marzo 2015

Navette al latte


In una cucina di 4 metri per 3, sopra la tavola di vetro smerigliato, si innalza una sedia. Sopra la sedia, la gamba sinistra di una donna con una tuta da jogging, piedi nudi, una felpa con cappuccio che copre interamente la testa e una sciarpa di lana. La gamba destra è poggiata sulla finestra che da sul tetto. 
Davanti a lei un cavalletto esteso alla massima lunghezza. Sopra al cavalletto una macchina fotografica e davanti ad essa, sopra la tavola di vetro smerigliato, una tavola di plastica da bambini  con sopra due scatole (una sopra l'altra, neanche a dirlo...) e ancora sopra, una tavola in legno.
Una sorta di matriochka che si sviluppa in altezza.
Sopra la tavola in legno giace un tovagliolo e un coltello. Ai lati ci sono 3 pannelli in tre materiali e grandezze diverse, sorretti dalle ante della finestra, in bilico tra la tavola di legno e i lampadari da soffitto dell'Ikea. 
La finestra è aperta e fuori c'è una bellissima giornata di neve svizzera con una simpatica temperatura glaciale.
La donna ha il naso rosso, geme per lo sforzo dei femorali posteriori e in un equilibrio da far invidia ad una circense cinese, imprecando in greco antico, scatta foto ad un panino al latte.
Sì perchè questa simpatica allieva Orfei, il panino lo vuole immortalato con una luce che solo lei sa quale.
Nel momento di massimo sforzo fisico e mentale, delle giovani voci si avvicinano alla porta di entrata. 
Cielo, mio figlio con gli amici!
I quattro si piantano davanti alla porta della cucina. Osservano la scena, le loro teste fumano nel tentativo di trovare una spiegazione plausibile a quello che vedono.
E' già tanto se non tirano fuori i cellulari per scattare foto a questo strano macaco.
Dieci secondi di misterioso silenzio. La donna spera che almeno uno su quattro, stia pensando qualcosa del tipo:
"Ah sì, è normale, fa le foto per il blog."
E invece il silenzio si fa albume montato a neve e qualcuno sente il bisogno di romperlo:
"Bonsoir Madame."
In tre guardano il figlio della circense con strane espressioni del viso. Si infilano in camera e attraverso la porta chiusa si sente un:
-"Qu'est ce qu'elle fou, ta mer??"* 
Seguìto da una risposta dall'aria rassegnata:
-"Elle est folle"
Dono della sintesi maschile.


*Trad: che diavolo fa tua madre?




Per 4 navette da 240 g  o 8 da 120 g

500 g farina 00
300 g acqua
100 g latte t.a.
4 g lievito disidratato
5 g sale
10 g zucchero
60 g burro t.a.



Per l'autolisi
In una ciotola capiente, mescolare la farina con l'acqua tiepida fino a formare una palla (sarà ruvida, è normale). Coprire a campana e lasciar riposare a temperatura ambiente da 30 min a 5 ore a seconda del vostro tempo. Io l'ho lasciata riposare 2 ore.



Per l'impasto
Fare a pezzetti l'impasto e sempre nella ciotola, unire lo zucchero, il sale e  il latte, anche tutto insieme. Unire anche il lievito. Con le mani lavorare bene in modo da formare un composto appiccicoso, mollo, simile al fango. A quel punto io mi servo della planetaria ma ho fatto 2 prove a mano: è faticoso, lungo ma possibile.
Aggiungere il burro morbido, a temperatura ambiente e continuare a lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo anche se appiccicoso. Se lavorate con la macchina, l'impasto deve arrotolarsi al gancio ma non si staccherà completamente dalle pareti. Non continuare a lavorarla perché si rischia la rottura della maglia glutinica.
Trasferitelo in una ciotola, coprite a campana e lasciar lievitare fino al raddoppio. Infarinare il piano di lavoro e lavorare l'impasto per sgonfiarlo. Unire tanta farina quanta ne sarà necessaria per lavorarla visto che l'impasto è appiccicoso ma non esagerare, la quantità di farina deve essere minima. Fare una palla e dividerla in 4 o 8 pezzi. Fare delle pieghe semplici, pirlare ogni pezzo e allungarla facendola rotolare per formare delle navette (potete, chiaramente, anche lasciare i pezzi a forma di pallina. Disporre su carta forno ben distanziate, coprire con un panno e lasciar lievitare fino al raddoppio. Spennellare con un uovo e un po' di latte, cospargete di semi se volete, praticare delle incisioni (le mie sono fatte con la forbice) e infornare a 180° per 15/20 minuti o fino a doratura. Controllare la cottura battendo il dorso di un cucchiaino nel fondo delle navette, il suono deve risultare come se l'interno fosse vuoto. Lasciar raffreddare completamente. Dentro un sacchetto per alimenti, si conservano per diversi giorni.


martedì 17 marzo 2015

Flapjack gianduia



No, nemmeno questa è una ricetta light, non vi fate confondere dal fatto che sono barrette con avena perché è una bugia: è crema di gianduia nascosta bene tra i cereali.
'Na bomba calorica.
Il flapjake è un dolcetto inglese fatto da fiocchi d'avena, l'immancabile golden syrup e burro. Oggi lo propongo senza golden syrup che tanto non è sempre reperibile ma con l'aggiunta di crema nocciolata e nocciole tritate. 
Addio original flapjack.
Questa versione nasconde pure una doppia goduriosa faccia.
Una volta tagliati a cubotti o rettangolotti (oddio ma come parlo?!), potete prenderli a martellate (anche meno) per ottenere una granola interessantissima che versata e mescolata allo yogurt potrebbe anche cambiarvi la giornata.
Do it, now.


Per 8 flapjack
85 g burro
175 g crema di nocciole/gianduia
175 g fiocchi d'avena (quella fine)
70 g nocciole tritate

Sciogliere in una pentola capiente, il burro con la crema. Fuori dal fuoco, aggiungere l'avena e le nocciole. Versare il tutto in una teglietta 20x15 coperta di carta da forno. Con il dorso del cucchiaio premere per compattare e livellare. Infornare a 160° per 15 minuti o fino a che i bordi cominceranno a scurirsi un po'.
Lasciare raffreddare completamente e tagliare in 6 parti.




giovedì 12 marzo 2015

Tarte au Chocolat meringuée



Lo ridico? 
Non son brava a far dolci. Solo il fatto di dover usare più di 4 ingredienti e rischiare di dover buttare tutto mi fa venire l'ansia da prestazione e regolarmente succede proprio che io debba infilare il prodotto finale, di solito somigliante ad un residuo stomachevole, nella spazzatura. Per l'appunto tra le amiche blogger ne ho una che fa i dolci ad occhi chiusi: Paola. 
Sgrunt.
L'ansia aumenta perché temo il suo giudizio che per carattere non è mai troppo diplomatico:
-"Moni, fa schifo, che brutta decorazione".
Viva la sincerità.
Giuro, sono una persona dalla manualità sviluppatissima, eppure ci son due cose che mi fanno tremare: la decorazione sulle torte e il cucito.
A lezione di sartoria,  attaccando un bottone di una camicia che tenevo sopra le ginocchia, mi son cucita insieme anche la gonna che avevo addosso. 'Na tragedia.
Sono arrivata alla conclusione che esistono due tipi di manualità: quella di serie e quella creativa.
In quella di serie si è bravi a continuare all'infinito e velocemente lo stesso movimento sincopato. In quella creativa si ha bisogno di riflettere, creare modelli nuovi, originali e diversi. 
Io ho una manualità sincopata, da operaia di fabbrica insomma. 
Diciamo che in un'ipotetica pasticceria, Paola farebbe le decorazioni meglio del Brunelleschi e io arrotolerei 120 cornetti in 17 minuti netti.
Poi però faccio mangiare tutto a lei, così io rimango una modella e lei tutta ciccia e brufoli. Tiè.

La tarte che vi propongo oggi è una variante della tarte citron meringuée, cioè con farcia al limone. Non mangio limone (ma dai?!) quindi l'ho sostituita con una ganache abbastanza soda da poter rimanere in piedi una volta tagliata la fetta. 
Per chi non la conoscesse, avverto che l'albume montato a neve rimarrà morbido, non diventerà meringa croccante ma una sorta di crema dolce.

Ricordo anche a chi avesse la voglia di ridirmelo, che non ho pastorizzato gli albumi e che quindi sì, sono cosciente del rischio altissimo, elevato e mortale di salmonella.



Tarte di 20 cm di diametro

Per la coque
300 g farina
110 g zucchero
110 g burro
2 tuorli
pizzico di sale

Per la ganache
240 g cioccolato 64%
180 g panna liquida
30 g burro

Per la meringa
2 albumi di uova fresche
80 g zucchero a velo



Per la coque 
Lavorare il burro freddo a pezzetti  con la farina, lo zucchero e una presa di sale fino ad ottenere un impasto sbriciolato. Unire i tuorli freddi di frigo e qualche cucchiaio di acqua ghiacciata (io ne ho messi 10 circa ma unitene poco alla volta fino a che l'impasto non si leghi a formare una palla). Avvolgere in pellicola e lasciare riposare in frigo per mezz'ora.
Passato il riposo, lavorarla con il matterello, aiutandosi con la farina e spianarla fino ad uno spessore di 3/4 mm circa. Tagliare un cerchio di 20 cm di diametro e posizionarlo all'interno dell'anello da pasticceria posto su carta da forno. Tagliare poi delle strisce di 4 cm e con cura rivestire la circonferenza dell'anello. Bucherellare la base, ricoprire di carta e riempire di legumi secchi, facendoli arrivare al bordo alto (ho usato 500 g di fagioli) Cuocere a 180° per 10/15 minuti, togliere i legumi, la carta forno e proseguire la cottura fino a doratura. Lasciar raffreddare su gratella.


Per la ganache

Tagliare al coltello la cioccolata in piccoli pezzi e conservare in una ciotola capiente. Scaldare in un pentolino la panna e al primo bollore, spegnere il fuoco e versarla sopra al cioccolato. Mescolare energicamente e unire a pezzetti anche il burro. Mescolare ancora fino ad ottenere un cioccolato brillante. Lasciar raffreddare qualche minuto e versarla nella coque. Conservare in frigo 4/5 ore.


 

Strofinare una fetta di limone su una ciotola, versare gli albumi a temperatura ambiente e montarli fino a che assumono un colore bianco. Aggiungere a pioggia lo zucchero a velo, continuando a montare fino ad ottenere un composto compatto: rovesciando la ciotola, l'albume rimane fermo, non cade, non scivola.
Riempire una sac à poche e decorare a piacere la tarte. Caramellare con il cannello la decorazione e servire.

martedì 10 marzo 2015

Biscotti Anzac


Per denti che non temono niente e nessuno, i biscotti ANZAC detti anche "biscotti del soldato" sono i croccantissimi cookies fatti con avena, golden Syrup e cocco. 
Nati dalle mani delle mogli dei soldati in guerra, venivano preparati con ingredienti semplici e di facile reperibilità ma soprattutto senza l'ausilio di uova proprio per farli durare a lungo e per resistere a viaggi in lontane destinazioni.
ANZAC infatti è semplicemente l'acronimo di Austrialian and New Zealand Army Corps, uno dei corpi di spedizione nel Mediterraneo durante la prima guerra mondiale.
Li ho fatti, ero troppo curiosa. 
Mi sono documentata e sono entrata nel personaggio di moglie di soldato agli inizi del 1900. Mi son pure messa la cloque in testa e la gonna a metà polpaccio (che tanto mi sfila, nevver?). Li ho fatti raffreddare in gratella mentre ballavo un jazz suonato da un rauco grammofono e li ho impacchettati con carta di riso e canna di bambù.
Ora, per essere coerente, dovrei spedirli a mio marito in guerra.
Mi vedo già la faccia dell'impiegato delle poste...



Circa 20 biscotti


125 g burro
2 cucchiai di Golden Syrup
1 cucchiaio di acqua
1/2 cucchiaino di bicarbonato
220 g zucchero di canna (io ho usato il muscovado)
40 g noce di cocco grattugiata
90 g fiocchi d'avena
150 g farina comune

Riscaldare il forno a 160°.
In una casseruola capiente mettere il burro, l'acqua e lo sciroppo a fuoco dolce.
Fuori dal fuoco unire il bicarbonato. Successivamente aggiungere lo zucchero, mescolare bene e infine il cocco, l'avena e  la farina. Lavorare con un cucchiaio di legno o con le mani. Premere 30 g di impasto nel fondo di pirottini in silicone per dei biscotti originali tondi, oppure come ho fatto io, premerli nel fondo di un coppapasta quadrato, messo direttamente sulla carta forno. Infornare per circa 20 min. Lasciar raffreddare su gratella, conservare in scatole di latta. 

giovedì 5 marzo 2015

Taste&More


Puntualissimi, come ogni 5 del mese, è uscito il Taste!

Taste&More è la rivista fatta di passione, ricette e notizie utili al mondo food.

Non dovete nemmeno prepararvi, truccarvi o mettervi le scarpe per averlo, perché è on line. Rimanete nel pigiamone o con i bigodini. State sedute sul divano e sfogliatelo con un click.
Questo mese Taste vi propone un viaggio caseario con i bianchissimi formaggi freschi, i cake salati, e tante ricette originali servite nel bicchiere. Cucina etnica, fusion, per bambini e tante altre immagini da gustare.
Pronte per cliccare?








venerdì 27 febbraio 2015

Treccine cardamomo e cannella


Mi aggiro nel reparto profumeria tra creme e sieri in cerca di qualcosa che possa davvero farmi ringiovanire di 6/7 anni. Facciamo 10 e non se ne parla più.
Colori vivaci, tenui, creme innovative al botulino, creme naturali alle erbe, l'imbarazzo della scelta. E mentre son là beata che cerco di farmi convincere, eccola, si avvicina la Signorina Massima Esperta del Reparto. Giovane e bella quanto basta a farti venire un groppo alla gola. Bionda naturale, viso trasparente leggermente assomigliante ad un cavallo.
-"Posso esserle utile?"
-"Sto cercando una crema magica...!"
-"Ehh Signora, la magia non esiste!"
Partiamo male signorina Cavallo: intanto "Signora " lo va a dire a qualcun'altro. Poi, sei commessa, sei pagata per vendere illusioni, per illudermi che ho necessità del prodotto, che devo comprarlo perché è conveniente, utile e magico. Fallo il tuo lavoro, no?
-"Beh - fa la cavalla - ad esempio c'è questa crema al collagene di babbuino nano che è l'ideale per le palpebre calanti"
-"Palpebre calanti? Ma lo vedrà da sola, non ho mica gli occhi asiatici..."
-"Ehm, sì, no, cioè intendevo calanti nel senso che cadono per via del cedimento, sa alla sua età è normale..."
Ma a questa chi ce l'ha mandata?
Butto in una frazione di secondo, l'occhio sul cartellino appuntato al petto. Leggo
Camilla Lacavalla (nome di fantasia) 
e penso di scrivere una mail all'azienda per far licenziare 'sta giumenta.
Ma la diplomazia è sempre stata una mia virtù e stringendo i denti prendo dalle sue mani la cremina per palpebre flosce. Nella confezione, la descrizione promette una riduzione netta del 40% di rughe, zampe di gallina di orso e di panda del Bengala. Dona lucentezza grazie al sistema innovativo creato dalla NASA (che non hanno niente da fare là) e una pelle liscia come il popò di un bebè.
Mi sto convincendo proprio come quando mi son convinta a comprare la super crema anticellulite e ho scoperto solo dopo averci speso la mamma che funziona solo affiancata a 45 minuti di cyclette veloce, 15 di squat e 2 serie da 50 di flessioni carpiate.
Grazie al cà.
-"Beh, se è veramente così buona la prendo...vediamo se possiamo far qualcosa per queste palpebre che fanno come il Titanic!"
Un punto interrogativo si disegna sul muso equino. Sta a vedere che le devo pure spiegare la battuta.
-"Come il Titanic, cioè colano  a picco, come il traslatantico, sa...quello del film, andai pure a vederlo quando uscì al cinema..."
-"Ahhhh, scusi! E' che io quando è uscito, non ero ancora nata..." nitrisce la ragazza.
E dopo questa perla, la parola cavalla come offesa non mi soddisfa più: mando la mia diplomazia al bar a prendersi un caffé e i miei pensieri creano epiteti più aderenti alla sua figura.
"Grazie dei suoi consigli, ci penso e ripasserò."
La guardo andar via, i capelli fluenti profumati di giovine beltà ondeggiano ai movimenti del corpo perfetto. Braccia sode, pancia piatta, le uniche borse che conosce sono quelle di Vuitton, gambe esili e scattanti e caviglie fini.
Eppure, non ditelo a nessuno ma io  una mezza cipolla all' alluce mi è parsa di vederla. Beh alla sua età, galoppare tutto il giorno sugli zoccoli...


Mi spiace ma con la fretta non ho pensato di fare una foto all'interno, l'impasto è comunque quello delle brioches che potete vedere QUI.

Per 4/5 treccine

190 g farina 00
50 g manitoba
40 g zucchero
1 cucchiaino di cardamomo in polvere
1 cucchiaino di cannella
10 g lievito di birra fresco
60 g latte
2 uova
100 g burro ammorbidito
4 g sale

80 g acqua
60 g zucchero

Unire la farina con lo zucchero, le spezie e il sale in una ciotola. Sciogliere il lievito nel latte tiepido e unirlo agli ingredienti secchi. Impastare brevemente con le mani. Aggiungere anche le uova battute e lavorare l'impasto che sarà molto appiccicoso. Cercare di raggrupparla e lasciarla riposare coperta a campana. Ogni 30 minuti per un paio d' ore, ripiegare la parte esterna verso il centro, facendo il giro completo della ciotola (circa 8 pieghe). Finite le ore di riposo, trasferire l'impasto nella planetaria, azionarla a velocità sostenuta e aggiungere il burro a pezzetti a poco a poco, in modo che possa essere assorbito tutto. Appena è assorbito, spegnete la planetaria e lasciare riposare 10 minuti, coperta. Azionare ancora la macchina e farla lavorare fino a incordatura. L'impasto deve essere omogeneo, lucido, morbido ma non appiccicoso, si deve staccare senza tracce dal cesto della planetaria e dalle mani.
Trasferirla in una ciotola, coprirla con pelllicola e lasciarla in frigo per un paio d'ore.
Lavorare l'impasto per togliere il gas dividerla in 4 palline da circa 138g (o 5 da 110g). Dividere ogni pallina in due parti uguali e formare dei cordini da 40 cm di lunghezza. Unire le estremità e avvolgere le cordicelle l'una con l'altra.
Basterà prendere le estremità delle due corde insieme con la mano sinistra e sollevarle all'altezza dei vostri occhi. Tenere l'estremità bassa di una delle corde con la mano destra e creare dei movimenti rotatori con la mano che tiene le due estremità per far avvolgere la corda su quella tesa dalla mano destra. Avvolgere poi su sé stessa come una chiocciola, nascondendo l'estremità sotto. Trasferire le 4/5 chiocciole distanziate su leccarda coperta da carta forno. Mettere dentro il forno con luce accesa e lasciare lievitare fino al raddoppio (circa 1 ora e mezza-2 ore).
Scaldare il forno a 200°C e inserire un pentolino nella base del forno. Arrivato a temperatura, inserire la leccarda e riempire il pentolino di acqua versandola con un bricco.
Far cuocere fino a doratura per circa 20 min. Non continuare troppo la cottura altrimenti perderanno sofficità.
Preparare uno sciroppo facendo sciogliere lo zucchero con l'acqua, in un pentolino sopra il fuoco.
Una volta sfornate le treccine, quando sono ancora molto calde, trasferirle su una gratella e spennellarle con lo sciroppo.
Far raffreddare.
Una volta fredde, rimangono morbide per diversi giorni, se messe in un sacchetto di plastica per alimenti.


martedì 24 febbraio 2015

Confettura banana e rum


Tre considerazioni in un post.

Se siete nati negli anni '70, anche voi, son sicura, avete tolto le estremità della banana per non rimanere immobilizzati dal virus africano che si annidava sulle punte. 
Intorno a questi anni, si sparse la voce che mangiare la banana per intero, poteva essere pericoloso. Si parlava di batteri nocivi accumulati, uova di insetti e germi alieni che ti paralizzano il sistema nervoso. Io avevo una decina di anni e, neanche a dirlo, questa notizia mi colpì molto. Così tanto che non ho mai più mangiato le punte alle banane. Quando oggi mi capita di vedere qualcuno che la sbuccia e il primo morso è spassionatamente dedicato ai primi 3 cm di punta, ho un sussulto al cuore. Per qualche secondo lo guardo in faccia per assicurarmi che la sua espressione non abbia una paresi.
Sembra che sia una mezza bufala o comunque una notizia partita con un fondo di verità e poi romanzata dal passa parola.
Oggi, con internet, se dicono che Albano è stato rapito, in poco tempo si viene a sapere se è una bufala o no. All'epoca invece c'era il pericolo che potesse trasformarsi e espandersi a livelli mondiali.

Proprio perché oggi è facile informarsi con un click, che non capisco come in tanti si ostinino a chiamare marmellata ogni cosa fatta con frutta e zucchero.
Io stessa, molto prima di aprire il blog, semplicemente ho cliccato su google "differenza tra marmellata e confettura" e non è un concetto difficile: la marmellata per una direttiva comunitaria dell'Unione Europea è solo ed esclusivamente di agrumi.
La confettura riguarda tutte le altre preparazioni: confettura di cachi, di fichi, di banane, di muschio dell'Amazzonia.
Dài, non è difficile.
Marmellata di arance, confettura di pomodori.
Marmellata di bergamotto, confettura di zucca.
Marmellata di pompelmo, confettura di melone.
Right?

Ultima considerazione: sono più una donna orientale che esotica ma la banana mi piace tanto. A parte il fatto che sia ricca di potassio, nelle preparazioni rende tutto più morbido e profumato. Muffins alla banana, pancakes alla banana, torte alla banana e da oggi, anche la confettura alla banana.
Togliete le punte però, che vi si paralizzano gli ospiti.




Per un vasetto

250 g banane sbucciate (circa 2)
125 g zucchero


10 g succo di limone (circa mezzo, piccolo)

30 g acqua

1 cucchiaino di rum


Tagliate le banane a pezzetti e schiacciatele. Versateci sopra il succo di limone e mescolare. In una casseruola per le confetture, unire lo zucchero, l'acqua e le banane. Portare ad ebollizione e abbassare il fuoco. Cuocere per circa 15 minuti, girando continuamente. Controllate lo stato della confettura versandone un cucchiaio su un piattino e inclinandolo: se la confettura scende veloce, continuate la cottura, se scende lentamente, allontanatela dal fuoco: è pronta! Se rimanesse ferma, è da buttare!
Fuori dal fuoco, aggiungere il rum, far raffreddare qualche minuto e versatela in un vasetto sterilizzato. Chiudere con il tappo, rovesciare il vasetto e attendere il raffreddamento completo. Conservare in frigo.

venerdì 20 febbraio 2015

Brioches semplici



Nella mia libreria i libri sono ordinati secondo l'autore o la casa editrice. I props per le foto sono ordinati in mensole a seconda del materiale: vetro e vasetti con bicchieri, bricchi  e piatti con tazze, tovaglioli con nastri e decorazioni. In cucina le spezie sono divise per colore e uso. Nell'armadio, le giacche sono ordinate per spessore e calore.
Ordinatissima e maniacale la Signorina No.
In realtà sfogo tutto il disordine sulla tecnologia.
Tra i tasti del mio computer potete trovare semi di sesamo e prezzemolo essiccato.
In macchina c'è più o meno tutto quello che non dovrebbe esserci. Non posso fare la lista perché la ignoro anche io.
Posso mai avere una reflex linda?
Porto la fotocamera per la pulizia approfondita, il tipo la prende in mano, la esamina, inforca gli occhiali e esclama:
-"Beh, in effetti ha raccolto un po' di sabbia...fa foto al mare?"
-"Ehm, no, scatto spesso in casa a dir la verità."
-"Ah, strano, c'è una polvere molto spessa per essere semplice polvere."
Leva gli occhiali e inforca la lente oculare.
Faccia stralunata e perplessa.
-"Scusi ma lei la macchina la copre, la tiene al riparo? Qui c'è polvere..bianca! Ma cos'è?Sembra fari..."
-"Coca! E' coca, cocaina, sà, c'ho il vizietto..."
Vi assicuro che c'erano meno problemi a dire che sono una tossica che non una food blogger.




Questa ricetta nasce dal bisogno di una colazione soffice ma semplice. Sono partita dalla base della brioche di Emmanuel e l'ho variata in tempi e lievitazione.
Come potete vedere la texture è veramente caruccia e dentro una busta da alimenti si conservano benissimo per diversi giorni.
Veramente soddisfatta.




190 g farina 00
50 g manitoba
40 g zucchero
10 g lievito di birra fresco
60 g latte
2 uova
100 g burro ammorbidito
4 g sale

1 uovo battuto
granella di zucchero




Unire la farina con lo zucchero, il sale in una ciotola. Sciogliere il lievito nel latte tiepido e unirlo agli ingredienti secchi. Impastare brevemente con le mani. Aggiungere anche le uova battute e lavorare l'impasto che sarà molto appiccicoso. Cercare di raggrupparla e lasciarla riposare coperta a campana. Ogni 30 minuti per un paio d' ore, ripiegare la parte esterna verso il centro, facendo il giro completo della ciotola (circa 8 pieghe). Finite le ore di riposo, trasferire l'impasto nella planetaria, azionarla a velocità sostenuta e aggiungere il burro a pezzetti a poco a poco, in modo che possa essere assorbito tutto. Appena è assorbito, spegnete la planetaria e lasciare riposare 10 minuti, coperta. Azionare ancora la macchina e farla lavorare fino a incordatura. L'impasto deve essere omogeneo, lucido, morbido ma non appiccicoso, si deve staccare senza tracce dal cesto della planetaria e dalle mani.





Trasferirla in una ciotola, coprirla con pellicola e lasciarla in frigo per un paio d'ore.
Lavorare l'impasto per togliere il gas dividerla in 9 palline da 50 g, pirlarle per renderle perfettamente lisce e tonde e disporle distanziate sulla placca coperta di carta da forno. Lasciare lievitare fino al raddoppio (circa 1 ora e mezza-2 ore).
Battere leggermente un uovo e spennellare delicatamente la superficie delle brioches. Creare un paio di tagli , pinzando con la forbice e distribuire la granella.
Scaldare il forno a 200°C e inserire un pentolino nella base del forno. Arrivato a temperatura, inserire la leccarda e riempire il pentolino di acqua versandola con un bricco.
Far cuocere fino a doratura per circa 20 min.
Far raffreddare su gratella. Una volta fredde, rimangono morbide se messe in un sacchetto di plastica per alimenti.






mercoledì 18 febbraio 2015

Biscotti d'avena


Se pensate di avere davanti dei biscotti dietetici, scordatevelo.  I quasi 4 etti di avena potrebbero ingannare e far dimenticare che dietro i fiocchi si nascondono delle insane quantità di burro e zucchero.
L'avena ha tantissimi benefici, dà subito sazietà quindi è indicato per le diete dimagranti, è molto digeribile, è ricca di vitamine e sali minerali ed essendo ricca di fibre è ottima per il transito.
Il problema è che in questa ricetta la Moniqù, ha mescolato l'avena con grassi e zuccheri, distruggendo ogni genere di virtù.
Nessun problema: la soluzione è di convincersi che la dose che prevale è quella di avena.
Poi però, giusto come consiglio spassionato, una corsetta intorno al condominio fatevela che il burro c'ha sto viziaccio di attaccarsi alle cosce...


Per circa 30 biscotti

175 g burro
275 g zucchero di canna
1 uovo
4 cucchiai d'acqua
370 g focchi d'avena
140 g farina comune
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino bicarbonato

Riscaldare il forno a 180°.
Lavorare il burro a pomata, unire lo zucchero e successivamente l'uovo e l'acqua fino a rendere l'impasto omogeneo. In un'altra ciotola, unire l'avena con il sale, la farina e il bicarbonato. Gradualmente unire gli ingredienti secchi alla crema di burro. Lavorare anche con le mani, molto bene, per amalgamare il tutto.
formare delle palline di peso uguale (28 g) e schiacciarle nel fondo di pirottini in silicone. Infornare per 10/15 minuti. Non cuocere troppo altrimenti si induriscono. Far raffreddare su gratella, conservare in una scatola di latta.





sabato 14 febbraio 2015

Garlic Bread



 Garlic bread, pain à l'ail, pane all'aglio. 
Una specialità australiana dalla quale non se ne esce vivi. E' tanto deliziosa  quanto pericolosa per ovvie ragioni.
E la cioccolata è buona ma fa ingrassare, e i fritti son buoni ma fan male, e gli affettati alzano il colesterolo e i dolci fanno venire il diabete e l'aglio fa bene, è sano, ne puoi mangiare quanto vuoi ma devi rinunciare alla vita sociale.
Dico io, ma è mai possibile che ogni santa cosa stra-buona e stra-bella a questo mondo, deve essere consumata sempre con parsimonia e attenzione?
Eccheppalle.
Io sogno un pranzo fatto di ciambelle fritte nell'olio fritto, cozze al guazzetto in quantità da reggimento, salamini super piccanti, cioccolata a colate laviche e mandorle con pistacchi e pinoli a pioggia.
Ma soprattutto pane, pane, pane con burro, burro e aglio, aglio.
Tra l'altro scaccia vampiri, spiriti maligni e talvolta rompicojoni.
Vale la pena.






2 baguettes da 250 g
50 gr burro
1 testa di aglio
1 cucchiaino sale
1 manciata di prezzemolo tagliuzzato


Tagliare le baguettes a fette di circa 1 cm, senza andare a fondo con il taglio. Questo permetterà di infornarlo con le fette l'una accanto all'altra. Tenere il burro a temperatura ambiente fino a che può essere lavorato a pomata. Nel frattempo tagliare la "calotta" della testa d'aglio, metterla su leccarda coperta di carta da forno. Versarci un filo d'olio sopra e infornare per 30 min o fino a quando son teneri. Spremere l'aglio, come se fosse un limone in modo da farlo uscire e dividerlo dalla buccia. Aggiungerlo al burro e unire anche il sale e il prezzemolo. Mescolare bene e imburrare le fette di pane. Se avanza, potete anche spalmarlo sopra la crosta. Avvolgere ogni baguettes  con carta stagnola e infornare a 180° per 10 minuti. Aprire la carta argentata e far cuocere per qualche minuto per ottenere una crosta croccante. Servire caldo, tiepido o anche freddo.






mercoledì 11 febbraio 2015

Bugnes Lyonnaises


Ho temuto il peggio.

Io non faccio mai ricette di Natale per Natale, le uova pasquali per Pasqua o i cuori per San Valentino e tanto meno le frittelle per Carnevale. 
E' più forte di me: l'anticonformismo ereditato da mio padre è ben saldo nel mio carattere da Signorina No.
Inoltre non sono mai à la page, quindi ricordo di fare le frittelle sempre quando l'onda è passata. Ultimo deterrente: non ho cappa in cucina (oddio, forse non si può nemmeno chiamare cucina quella che ho), indi friggere è deleterio non solo per me ma per tutto il condominio.
Ho temuto il peggio quando mi son resa conto di aver comprato l'olio di semi per friggere perché avevo deciso di fare le frittelle proprio come una normale foodblogger farebbe in questo periodo. Sto invecchiando? La Signorina No si sta addolcendo e sta lasciando il posto ad una vecchina tutta sorrisi e frittelle da zuccherare?
Ho temuto il peggio anche quando in 40 minuti netti ho pesato, impastato, fritto e fotografato per avere anche io la mia ricetta di Carnevale sul blog.
Si chiamano Bugnes, vengono da Lione e sono dei bignet dolci, fritti che vengono preparati per il Martedì Grasso. Le origini sono antichissime e la loro forma è infiocchettata: vengono tagliati dei rombi, incisi al centro e rovesciato l'angolo all'interno del taglio. 
Sì, ho temuto il peggio ma mi son consolata quando ho pensato che vengono aromatizzate con fleur d'oranger oppure rhum. 
E a me non piace né l'uno né l'altro.
Pfiuu, stavo per perdere la faccia da Signorina No.



Per circa 40/50 bugnes

400 g farina comune
3 uova
15 g lievito per dolci
1 pizzico di sale
15 g vanillina
60 g burro
250 ml latte
3 cucchiai zucchero semolato

olio di semi
zucchero semolato

Unite farina, il sale, lo zucchero, la vanillina e il lievito in una ciotola. Unire le uova intere e mescolare con un cucchiaio di legno. In un pentolino far sciogliere a fuoco dolce il burro nel latte. Far raffreddare un po' e versarlo nella ciotola. Lavorare con le mani a lungo fino ad ottenere un impasto omogeneo. stenderlo a circa 5mm e ritagliarci dei rombi. Come vuole la tradizione, incidere al centro da angolo a angolo e ripiegare l'angolo superiore all'interno del taglio per rigirare il rombo su sé stesso. Friggere in olio caldo (165° circa) , sgocciolarli e passarli nello zucchero semolato. Servire caldi!










giovedì 5 febbraio 2015

Granola alle mandorle


Son partita con il massimo della volontà: fare una ricetta presa dal bel libro What Katie Eat, che il mio socio in affari Luca, mi ha offerto durante uno dei nostri corsi di food photography (piccolo spazio pubblicità).
Eppure, anche con l'intenzione di seguire alla lettera la sua ricetta di granola, avevo voglia di correggerla, sistemarla, variarla fino a che mi son resa conto che tra la sua e la mia è rimasto solo un ingrediente in comune: Luca.
Intanto parliamo di granola: ma cos'è? Chi la vede pensa al muesli, ma tra i due c'è una differenza sostanziale.
Il muesli è l'insieme di cereali, frutta secca, semi e si usano a crudo per le colazioni con latte, yogurt e frutta fresca.
La granola è l'insieme di questi cereali e frutta secca, uniti in scaglie più o meno piccole, grazie al collante di miele, sciroppo o zucchero.
E' più croccante e golosa del muesli, la si usa nella stessa maniera ed è proposta in una infinità di varianti.
Io ho messo le mandorle come ingrediente padrone, ma ci ho provato anche con le noci pecan e i frutti esotici essiccati.
La ricetta che vi propongo è da leggere e cambiare a vostro piacimento: levate le mandorle, mettete le nocciole, aumentate l'avena, diminuite il riso soffiato, insomma tra la mia e la vostra deve rimanere solo un ingrediente in comune: Monique.




190 g d' avena/orzo...
80 g riso soffiato
2 cucchiai farina di riso
100 g zucchero
80 g mandorle non sbucciate
60 g olio di cocco*
2/3 gocce essenza di vaniglia
50 g acqua

Scaldare il forno a 150°.
Mescolare gli ingredienti secchi tra loro. 
Unire l'acqua un po' tiepida allo zucchero per creare uno sciroppo, aggiungere anche l'olio di cocco (facendolo prima sciogliere brevemente a bagnomaria)
Unire i secchi con i liquidi e mescolare molto bene.
Versare sulla leccarda coperta di carta forno (non schiacciare!) e infornare per 1 ora, o fino a doratura. Il mélange sarà ancora morbido. Fatelo raffreddare molto bene e conservarlo lontano dall'umidità.
Vi consiglio di far dosi piccole per evitare che la granola, nel tempo, sia attaccata dall'umido e perda croccantezza ma se dovesse succedere, infilatela per qualche minuto in forno.
Non ho usato lo zucchero di canna perché a mio avviso non si scioglie come il semolato e non volevo rischiare di ottenere una granola con zucchero granuloso.
*Se non trovate l'olio di cocco, potete usare come ingrediente liquido, lo sciroppo di acero, l'olio di semi (o di canola) e il miele in parti uguali. Aggiungetelo ai cereali in quantità sufficienti per amalgamare. Aggiungete ai cereali un paio di cucchiai rasi di cocco grattugiato che dona freschezza e un buonissimo sapore alla granola.