mercoledì 16 aprile 2014

Girelle sesamo e pesto e...FINALISTI!!!




Oh mon Dieu! Il nostro contest è arrivato a scadenza.
In questo momento mi sento come sul palco, con l'abito lungo, tutta bella truccata e pettinata, alta come sempre, e con l' Oscar in mano.
Sono davvero felice, sorpresa, emozionata di aver ricevuto così tante partecipazioni.
Con Paola avevamo sperato di arrivare a 50 partecipanti.
Un po' pessimiste, forse.
Siamo arrivate a 298 !! quasi...300!! (ma scusate le 2 che non hanno partecipato, chi sono? Voglio i nomi!)
Ma non è tanto il numero che mi fa felice ma la solidarietà e l'affetto che ci avete dimostrato partecipando anche solo per spirito di gioco.
Chi mi conosce sa che non sono di facili esternazioni ma mi avete, ci avete veramente, fatto commuovere.
GRAZIE.

Ora il parto vero e proprio, è stata la prima scrematura delle ricette.
Per la cernita non potevo neanche far affidamento su Paola, visto che, essendo donna a dieta, per tutte le 296 ricette esclamava: Boooonaaa!!
Ho anche fatto gli occhi dolci a Peroni per tentare di avere una ventina di premi in più ma no, non si puote...
Quindi mi son messa d'impegno e ho eliminato le ricette troppo grandi per essere fingers, quelle troppo poco originali e quelle con un'estetica meno interessante, e sono riuscita ad arrivare a 7, ma tutte avrebbero avuto il loro motivo per vincere.

Aspettando il verdetto finale, eccovi la rosa di 7 ricette salate che potranno vincere un buono da 50 euro spendibile on line o nei negozi Peroni.
Vi ricordo che oltre al vincitore per la categoria salati e quello per la categoria dolci, verrà premiata anche la miglior foto da Laura Adani (mica pincopallino...)

Ecco qui le ricette salate, per quelle dolci rivolgetevi alla socia Paola:





45-  4P in sintesi di Chizzi


129- Finger fugassa zeneize di Luca&Monica




144- Panini laugenbrot di Giovanna


170- Polpette finger food di Cristiana


173- Cannoli di bacon di Maria




Ringraziamo ancora una volta tutti-tutti-tutti quelli che hanno partecipato con bellissime ricette: ho preso appunti, le rifarò!



Per le girelle che nessuno mi filerà:

pasta sfoglia rettangolare
1 uovo
sesamo bianco
pesto

Arrotolare la sfoglia dalla parte più corta, in maniera abbastanza stretta. Spennellare l'ultimo cm con l'uovo battuto, premere per "incollare", avvolgere con carta forno e mettere in freezer per circa 10/15 minuti. Spennellare tutto il cilindro con l'uovo e rotolarlo nei semi di sesamo. Tagliare a rondelle di circa 1 cm, disporle su carta forno e cuocere a 180° fino a doratura. Mettere un mezzo cucchiaino di pesto al centro di ogni girella e servire. Le ho fatte anche rotolate di semi di papavero e ho sostituito il pesto con una tapenade di olive nere.


martedì 15 aprile 2014

Focaccia semplice


A volte mi chiedo: ma come fanno i non Italiani ad aver vissuto la loro infanzia senza focaccia? 
Si perché la focaccia, quella con l'olio buono, quella con il rosmarino, o col sale grosso è di origine italiana. 
I francesi degli anni 70 si mangiavano i macarons con i tovagliolini ricamati, gli inglesi, manco a dirlo do you like a tea?, i tedeschi anche a 8 anni, una merenda con birra e crauti non gliela levava nessuno ma niente è paragonabile alle mani unte di focaccia. 
Che sia la barese, che sia la fiorentina, la fugasse, la morbidezza e la semplicità degli ingredienti, faceva sì che a merenda, le mamme preferivano dare un bel pezzo di focaccia e un bel succo d'arancia.
Quella presa ancora calda da Gino, quella che faceva la nonna, quella che vendevano al chioschetto. Non so, ma la focaccia, credo di mangiarla volentieri più per i ricordi che mi evoca, che per il sapore (squisito) in sé.
Oggi, si sa, abbiamo le grandiose merendine con tantolatte-menocacao, quindi una scelta sana, con oli di palma e adulcoranti biscorbici (eh??), e ognuno è libero di scegliere.
Pensateci, io intanto vado  a ungermi le dita...


Ricetta di Kiara

500 g farina 00
350 g circa acqua
11 g sale
5 g malto (o 1 cucchiaino di miele)
3 g lievito di birra fresco
olio e sale grosso
rosmarino se si vuole


La sera prima:
Disporre la farina a fontana in una grande ciotola. Far sciogliere il lievito nell'acqua tiepida e versarlo al centro della fontana. Mescolare con un cucchiaio di legno o con l'impastatrice. Unire per ultimo il sale.
Il composto che si otterrà è a alta idratazione, perciò molto morbido, non lavorabile con le mani. E' appiccicoso ma del tutto normale che lo sia. Se invece vedete, come nel mio caso, che sarebbe facile formare una palla lavorabile, aggiungete pochissima acqua. L'impasto deve risultare morbido e la quantità di acqua dipende dalla capacità di assorbimento della farina che usate.
Oliare molto bene con uno scottex, una ciotola capiente, versare l'impasto, coprire con pellicola, con una copertina e lasciare tranquilla a temperatura ambiente per una notte (9/12 ore) a lievitare. Io l'ho preparata alle 23 e l'ho ritrovata al mattino seguente alle 9, lievitata, piena di bolle d'aria.
Il mattino, oliare bene una teglia (21x42 oppure due da 21x21), e versarci l'impasto che sarà quasi triplicato di volume. Senza aggiungere farina, con le dita, fare delle pressioni per poterla stendere un po' a forma di rettangolo. 
Fare le pieghe: prendere il lato corto di destra e portarlo verso il centro a circa 2/3 nel totale. Prendere l'altro lembo di sinistra e chiudere a portafoglio. Premere ancora con le dita per riformare un rettangolo e ripetere l'operazione altre 2 volte. L'ultima volta, cercare di tirarla per arrivare ai bordi della teglia. Cospargere di sale grosso, rosmarino, e lasciare lievitare al raddoppio, circa 1 ora/1 ora e mezza. Infornare a 220° per 20 min.
Profumo....

Note: a me piace alta, chiaramente basterà cambiare misura della teglia per averla più bassa, l'importante è che arrivi fino ai bordi.

Sauté di maiale al Colombo


Il colombo delle Antille è una miscela di spezie come il Curry o il Garam Masala. E' costituito da coriandolo, peperoncino, zenzero, cumino, pepe nero e altre spezie diverse in base alla famiglia o alla zona ed è molto usata nella cucina creola con carni e pesce. 
Si trova nei negozi di spezie, su internet, ma lo si può fare anche a casa se siete degli amatori.
Questo pollo, con lime, anacardi e il sapore delle Indie, secondo me vale veramente la pena di essere assaggiato.
Magari questa miscela sarà difficile da reperire, ma se vi capita tra le mani, almeno sapete cosa ci potete fare!


Liberamente ispirata a Régal

Per 3 persone

700 g maiale (a braciola o filetto...)
1 cucchiaio colmo di Colombo
4 lime
50 g anacardi
1 yogurt naturale (o 2 cucchiai colmi di crema spalmabile o panna da cucina)
menta
olio
sale, pepe

Tagliare la carne a pezzetti, schiacciarla con il batticarne se è necessario.Tostare in un padellino, senza aggiunta di grassi, gli anacardi. In una padella capiente (io ho usato un wok), far riscaldare un po' d'olio e aggiungere il maiale girando continuamente fino a che sia diventata bianca da tutti i lati. Toglietela dalla padella e conservatela in un piatto. Nella stessa padella, mettere 5 cucchiai di acqua e il Colombo. Far bollire fino a farla addensare a salsa. Aggiungere la carne, mescolare bene, salare pepare e portare a cottura, unendo il succo dei lime e inseguito lo yogurt. Completare con gli anacardi e la menta tagliuzzata. Aggiungere altro succo o yogurt, se necessario. La carne deve essere avvolta da una salsa densa. Servire subito.





lunedì 14 aprile 2014

Peperoni conditi



Nell'ultimo post vi avevo anticipato un andamento più luminoso alle mie foto. Con l'arrivo della primavera, posso permettermi qualche scatto solare e perché no, qualche total white.
Poi è arrivata lei, 'sta foto con un peperone un po' presuntuoso che ha rubato la scena al circondario.
La mia prima foto di primavera è una foto difettata, ecco.
Poi mi son detta che poteva essere un buon passaggio, dolce, tra foto fatte al buio e foto belle lucenti.
Una via di mezzo dove il protagonista esce dal set con il suo bel rosso e tutto il resto è noia.
Quasi quasi vi invento che l'effetto è voluto e che ormai sono padrona della fotocamera, sperando solo che il peperone non sparga la voce nel frigo evitando emulazioni da parte di altri ingredienti.
In ogni caso, segno nel mio blog questa ricetta (di mamma), vista rivista conosciuta ovunque ma un classico che non poteva mancare. L'odore dei peperoni abbrustoliti mi fa ricordar casa, la marinata con l'aglio e l'origano mi mettono in pace con il mondo meglio che un dolcetto al cioccolato.

Ho usato:
3 peperoni (2 rossi, 1 giallo)
1 spicchio di aglio
sale, pepe, origano

Lavare e asciugare bene i peperoni. Riscaldare la griglia, deve essere caldissima e adagiare i peperoni con tutto il picciolo (servirà come appiglio per girarli). Farli abbrustolire fino a che diventino neri. Girarli per abbrustolire tutte le parti. Una volta neri, infilarli in un sacchetto di carta (tipo quelli per il pane), chiudere bene e aspettare che si siano intiepiditi. Nel frattempo preparare in una teglietta larga una base di olio, sale, pepe, aglio tagliato a fettine e origano. Tagliare i peperoni a metà, togliere semi e parti bianche, spellarli, farli a striscioline e adagiarli nella marinatura. Aggiungere altro olio, origano o sale se necessario. Conservare in frigo. Si possono gustare da soli, sopra la bruschetta o per contorno alla carne.


venerdì 11 aprile 2014

Tarte alla feta, basilico e olive nere



 Vi presento la mia ultima ricetta al buio. 
Finalmente, con le temperature più clementi, posso allegramente sporgermi su tetto per qualche scatto luminoso. Vorrei solo spiegare, alle persone che mi dicono: 
"Tu hai uno stile "rustico" o  "Fai delle foto molto bucoliche" che poi sono le stesse che mi dicono "Perché ogni tanto non provi a fare qualche foto luminosa?", ecco vorrei spiegare a queste persone che questo non è uno stile scelto ma obbligato. 
Per chi si intendesse di valori, scatto con ISO 800, f 1,8 e tempi da 1/50 a 1/15 circa, questo per farvi render conto che il total white a casa mia, c'est pas possible!
Per chi non ne capisse nulla, basta immaginare di lavorare al buio. 
E' anche vero che fotografi professionisti ti fanno foto in studio senza luci naturali e vengono perfette. Peccato che come attrezzatura io dispongo di reflex e cavalletto. 
Et c'est tout.
Nelle giornate d'inverno, l'unico modo per avere luminosità è sporgermi con fotocamera, piatto e ambaradan, rischiando di essere arrestata per procurato allarme al suicidio.
Senza pensare che qui l'inverno non ha mai temperature sopra lo zero.
Detto questo, da adesso in poi, vi delizierò con nuove fotine luminose fino a che qualcuno non mi dirà: "Perché non provi a fare qualche foto stile rustico?"
Allora verrò arrestata per omicidio.


Teglia 21 cm diametro

Per la base
155 farina
1/2 cucchiaino bicarbonato
90 g burro
60 ml latte

Per la farcia
250 g feta
basilico
una manciata di olive nere denocciolate
2 uova
200 ml panna fresca

Mettere la farina a fontana in una ciotola capiente, al centro versare il burro fuso e raffreddato e il latte. Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e vellutato al tatto. Formare una palla e metterla in frigo per 10 min.
Stenderla in un cerchio di circa 24 cm di diametro, imburrare e infarinare la teglia e coprirla con l'impasto. Rovesciare i lembi verso l'interno, bucherellarla e conservarla in frigo. Nel frattempo battere le uova con la forchetta, aggiungere la panna, sale e pepe. Tagliare a pezzetti la feta, spezzettare il basilico con le mani e disporli sulla base. Versare l'uovo con la panna, aggiungere sopra la tarte le olive e infornare per 25 min a 180°. La farcia deve risultare un po' tremolante al centro ma non liquida. far raffreddare completamente. Servire fredda o scaldarla brevemente al forno.



mercoledì 9 aprile 2014

Pollo alle spezie


Che poi uno dice, ma scusa non è il pollo al curry questo? 
Bhè sì, solo che se lo intitolavo pollo al curry, il mondo web mi si rivoltava contro:
-"Il pollo al curry si fa con il latte di cocco!"
-"No, si fa senza scalogno"
-"Io l'ho assaggiato in India e si fa con il pollo indù"
-"No, si fa con zenzero bagnato del Gange!"

Pollo alle spezie lo trovo molto più diplomatico.

Dunque, il mio amore per le spezie mi porta ancora un volta ad usare il pollo come vittima sacrificale. Per fare la salsa poi, in verità, in verità vi dico, che uso ehm...un famoso formaggio spalmabile: è sicuramente meno acidello, trovo che la densità sia l'ideale per donare una texture vellutata al piatto, ma che non si sparga troppo la voce perché sennò nel Gange mi ci affogano.

Per 4 indù



circa 500 g pollo (petto o coscia)

cucchiaio di curry in polvere
3 cm di zenzero fresco
2 dl di brodo di pollo
150 g di yogurt magro cremoso (oppure quella cosa là, di cui sopra)
1 scalogno
prezzemolo
olio
sale



Tagliare a tocchetti il pollo.Tagliare la cipolla a fette molto fini. Eliminare la buccia allo zenzero e grattugiarlo con una grattugia a fori medi.
Scaldare una padella ampia, aggiungere il curry e tostarlo per 1 minuto mescolando, per esaltare gli aromi. Unire la cipolla affettata e lo zenzero grattugiato, poi lasciare stufare con il coperchio a fuoco dolce per 10 minuti, unendo qualche cucchiaio di acqua bollente, quando necessario.
Rosolare in un'altra padella i pezzi di pollo, senza aggiungere grassi, fino a che non sono bianchi all'esterno e trasferirli nel tegame con il mix di cipolle. Coprire e cuocere a fuoco basso per circa 15/20 minuti, unendo gradualmente il brodo. Incorporare lo yogurt e cospargere di prezzemolo.
Servire il pollo con un riso tipo basmati.

lunedì 7 aprile 2014

Bucatini all'amatriciana




 Credo che uno dei ruoli del foodblogger, se ruoli ne ha, sia quello di rispolverare vecchie ricette, di inventarne di nuove ma soprattutto, nella maniera più assoluta, di mantenere la tradizione dei piatti classici.
Vedo genovesi inveire contro una ricetta di pesto fatto a frullatore elettrico e non con il mortaio. Oppure ho visto romani infastiditi da ricette delle penne all'arrabbiata dove veniva aggiunta una bella mantecatura di pecorino o qualche foglia di basilico. 
Sono solidale con loro. 
Con i genovesi che tentano di salvare il loro pesto al mortaio, con i siciliani che non ammettono altra ricotta se non quella di pecora per i loro cannoli.
Ammettiamo le varianti, ammettiamo che alla carbonara aggiungi la panna, che fai il tiramisù con le fette biscottate e che mi metti il philadelphia per riempire i cannoli siciliani, però, non chiamarla carbonara, non chiamatelo tiramisù, non chiamateli cannoli siciliani. Le varianti esistono, esistono i gusti diversi, esistono le abitudini, ma appoggio al 100% chi si infervora per una ricetta classicissima, che viene storpiata, manco fosse fatta da un londinese.
Non sto parlando di frittelle che vengono fatte in ogni regione d'italia in modo diverso, non sto parlando di ciambelle, strudel o di ragù, dove ogni regione possiede la propria. 
Sto parlando di piatti che sono tipici di un solo paese. 
La amatriciana non viene fatta a Pisa ma a Amatrice, quindi se un Pisano, ci mette la pancetta al posto del guanciale, il matriciano gli fa raddrizzà la torre in meno di due secondi netti.
E ha pure ragione.
Ogni ricetta classica che ho sul mio blog è frutto di informazione e di contatti con le città di origine della preparazione o con le persone del luogo. E vero, ho sempre fatto l' amatriciana con una base di cipolla, ma a casa mia, tra 4 mura. Dal momento in cui decido di condividerla su web, ho 2 possibilità:
o la presento come "Amatriciana a modo mio" e se voglio ci metto dentro anche i Plasmon, 
oppure mi informo il più possibile per avere sul blog una ricetta classica e vera.
La Amatriciana (o matriciana) è la nipotina arricchita della pasta alla Gricia che veniva fatta dai pastori di Grisciano con lardo e pecorino della zona. Per questo viene anche chiamata amatriciana bianca.
La Amatriciana invece è originaria di Amatrice , un ridente paesino al confine tra Lazio e Abruzzo. Il sugo viene cotto in una padella di ferro, e non vuole né cipolle, né vino bianco, né battutino.
Non vuole la pancetta ma il guanciale, ovvero il muso del maiale che è meno saporito della pancetta e più delicato. Non vuole il parmigiano ma il pecorino di Amatrice.
Le dosi dovrebbero essere 100 g di guanciale ogni 400 g di pasta e se proprio vogliamo essere pignoli, non si usa l'olio ma lo strutto.
Non sono né laziale né abruzzese ma sono una foodblogger che rispetta le tradizioni: penso sia l'unico modo per non far finire nell'oblio una parte della cultura italiana, mescolandola e globalizzandola. Un giorno, quando sarò senza denti e con il bastone...(facciamo con i denti e senza bastone, che è più carino) e mi passerà davanti la amatriciana molecolare, allora sarà il momento della dipartita.
Per ora lotto per mantenere le antiche tradizioni e degrigno i denti. 
Che ancora li ho tutti.

Per 4 persone

320 g bucatini
80 g guanciale
3/4 pomodori maturi
70 g pecorino
olio sale peperoncino
strutto


Con un coltello affilato tagliare il guanciale a fette e poi a strisce. Far sciogliere lo strutto in una padella (la tradizione la vorrebbe in ferro), e versare il peperoncino tagliato e il guanciale. Appena si è rosolato e il grasso è diventato trasparente, prelevarlo e metterlo da parte. Versare nella stessa padella i pomodori maturi tagliati a pezzetti (o i pelati) e farlo sobbollire per qualche minuto salandolo. Aggiungere il guanciale e mescolare. Nel frattempo scolare la pasta al dente, condirla e servirla con un'abbondante grattugiata di pecorino.



venerdì 4 aprile 2014

Filet en Croute (filetto in crosta)

Vi presento il  mio cavallo di battaglia.
Vi aspettavate un finger food? Ebbeno no, nonostante non sia un'amante della carne questa è la ricetta che mi riesce meglio. E' una ricetta che faccio con piacere perché posso ogni volta sbizzarrirmi nell'uso di spezie, che amo, e nella decorazione della sfoglia. 
La persona che me l'ha donata, in una variante più basica, è la stessa che mi insegnò a fare il Rosti, gli Spätzli e altre ricette di cultura  svizzera tedesca. 
Svizzera tedesca come lei che si trasferì nel cantone francese per imparare la lingua e ci rimase, fino alla fine dei suoi giorni.
Era un bel tipino, sempre sorridente.
Se ne andò a 90 anni mentre stava dormendo. Esiste dipartita migliore?
Proprio per questo, il filet en croute appartiene alla categoria "ricette sacre, da trattare con amore" e non era nei miei piani postarla. 
Poi t'incontro lei, la Maddy. 
Il contest di Maddy sul "piatto forte" mi ha fatto cambiare idea. 
Ho pensato che postando il filetto in crosta, avrei avuto modo, in primis, di far vedere che non so fare solo fingers (!) e poi approfittarne per rendere omaggio ad una donnina speciale, ringraziandola (fuori tempo massimo) per avermela insegnata.





1 filetto di maiale (o manzo o vitello), circa 750 g
150 g prosciutto crudo tagliato fine
rosmarino fresco
sale, pepe, aglio
erbe aromatiche
1 pasta sfoglia rettangolare conservata in frigo fino all'ultimo momento
1 uovo per spennellare

Togliere il grasso eventuale dal filetto. Mescolare in una ciotola, il rosmarino tritato, il sale, il pepe e se volete, qualche erba aromatica, (io cambio ogni volta a seconda di quello che ho in casa. Stavolta ho usato un mix di spezie per barbecue: cipolla in polvere, paprika cumino, levistico, prezzemolo, pastinaca, maggiorana, aglio e zenzero). Rotolare il filetto nelle spezie massaggiandolo.

Far soffriggere l'aglio in poco olio in una padella e  far rosolare il filetto, cuocendolo da tutti i lati, per circa 10 minuti. Farlo raffreddare completamente e conservare il sughetto ottenuto. Una volta raffreddato, avvolgerlo dal prosciutto e dalla sfoglia. In questo caso io ho fatto una treccia ma potete anche scegliere di arrotolarlo come una caramella. Spennellare di uovo battuto e lasciare in frigo 10 minuti per far asciugare la doratura. Infornare a 180° fino a che la sfoglia sia colorata. I tempi di cottura variano a seconda del tipo di carne. Nel caso di questa foto, era di vitello. Il manzo dovrà rimanere un po' rosso al centro, quindi regolatevi quando cuocete la carne in padella.
Io aggiungo un po' d'acqua nel sughetto creato, per aumentare la quantità e lo faccio addensare unendo poca maizena.

A volte spalmo il filetto di mostarda e poi di prosciutto. 
A volte ho fatto un'incisione al centro, e ci ho infilato un porro, altre l'ho arrotolato con speck.

Con questa ricetta partecipo al contest di Maddalena del blog "la cucina scacciapensieri"



lunedì 31 marzo 2014

Cherry farciti




10 cose che non dovrebbero mai accadere ad una donna



 1- Quando sei davanti alla porta di casa, ti scappa fortissimamente pipì e nella borsa trovi, collant 40 denari, ciuccio di tuo figlio quando era neonato, skypass con abbonamento scaduto, un tic tac del '99 ma non le chiavi di casa.

2- Quando un uomo torna dalla toilette e poi sorridendo ti prende il viso tra le mani simpaticamente e ti dice: ma quanto sei carina! E tu pensi: ma le mani se le sarà lavate?

3- Quando vieni invitata finalmente a cena dall'uomo dei tuoi sogni, gli sorridi per tutta la sera, torni a casa e scopri di avere una verde foglia di prezzemolo tra incisivo e canino. (tratto da una storia vera).

4- Quando nel bagno del treno, ti spruzzi il sapone sulle mani e scopri che dal rubinetto non esce acqua. (tratto da una storia vera).

5- Starnutire  dopo essersi messa il rimmel.

6-Quando esci dal salone della parrucchiera con 150 euro in meno e fuori l'umidità è aumentata al 97%.

7- Quando sei all'auricolare in chiamata con un'amica, la ascolti e  sorridi guardando nel vuoto e poi ti accorgi, mettendo a fuoco che stavi fissando un signore che sta ricambiando il sorriso, gongolando.

8- Quando conosci la tua futura suocera che per tutta la serata ti chiama con il nome della ex del tuo fidanzato (tratto da una storia vera).

9- Quando vedi qualcuno dopo tanto tempo e ti fa le congratulazioni per la gravidanza e ti tocca la pancina, sorridendo.
Ma tu non sei incinta.

10- Quando ti dicono "prima di tutto, calmati".



Per gli cherry farciti

pomodorini
formaggio cremoso (caprino, philadelphia....)
semi di papavero
semi di sesamo
paprika

Tagliare la calotta dei pomodorini, levare l'interno con un coltellino affilato, salarli e lasciarli capovolti per 5/10 minuti. Lavorare il formaggio e formare delle palline molto piccole, rotolarle nei semi o nelle spezie e disporle dentro i pomodorini. Chiudere, se si vuole, con la calottina. Il picciolo l'ho tenuto per fare le foto, ma lo sconsiglio.



venerdì 28 marzo 2014

Ciambella all'acqua con nocciole



Le foodbloggers.
Appassionate di cucina, fameliche di esperimenti in forno, folli con set fotografici sopra i fornelli che parlano tra loro, si conoscono, si studiano e si annusano come potrebbero fare delle colleghe di lavoro. 
Si scambiano gli indirizzi, si chiamano, si vedono e si scoprono amiche. Scoprono che grazie alla torta margherita hanno trovato una persona alla quale confidare gioie e sofferenze.
Sono contente delle nuove amiche, si amano, si sostengono, si danno coraggio. 
Si scambiano ricette consigli e segreti.
Io ne ho trovate diverse. 
Non una sola, ma diverse.
Tra queste c'è lei, Enrica. Che ha chiamato il suo blog ChiaraPassion, giusto per confonderci le idee. 
Fa tutto con un tale amore, con un tale spirito positivo che ti godi i suoi tutorial, le sue ricette e le sue foto come se tu fossi nel mondo di Alice. 
Non mette mai foto di sé stessa per cui pensi che lo faccia perché è una cozza con i peli che escono dai gambaletti che stringono il polpaccio.
Poi la vedi e ti sembra di parlare con una modella. A quel punto ti si abbassa l'autostima e ti devi consolare con una ciambella soffice soffice. 
Appunto quella presa dal suo blog.
Però fatta da me e chi mi conosce SA che no-no-no proprio non riesco, devo necessariamente variare la ricetta. La sua classica è diventata una ciambella con nocciole e siccome non mi sembrava abbastanza calorica, ho colato la cioccolata bianca.




Ricetta base di Adelaide Melles

Stampo da Kugelhupf da 22

210 g di zucchero
150 g di farina
60 g nocciole tritate a farina
2 uova grandi
110 g di olio di semi 
110 g di acqua 
una bustina di lievito per dolci 

circa 150 g cioccolato bianco

Risaldare il forno a 180°.Con le fruste elettriche montare lo zucchero con le uova fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere l'olio, l'acqua e le farine setacciate con il lievito. Si avrà un composto molto liquido. Imburrare generosamente lo stampo, cospargere di farina, eliminare l'eccesso e versare l'impasto. Se la misura è giusta, il livello non dovrà superare il piede di decorazione dello stampo, altrimenti, uscirà in cottura.
Infornare per circa 40/45 min, farà fede lo stecchino che dovrà uscire asciutto.
Attenzione a scurirlo troppo.
Una volta sfornato, far raffreddare completamente e rovesciare sul piatto. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e appena si è un po' raffreddato, colarlo sulla ciambella. Cospargere di nocciole tritate se vi va.


Con questa ricetta partecipo al contest di Aria




mercoledì 26 marzo 2014

Spaghetti alla bottarga di muggine



Un piatto difficile oggi. 
E' difficile seriamente non tanto nell'esecuzione ma nel reperimento dell'ingrediente principale: la bottarga di muggine. 
Bottarga cioè uova, muggine altrimenti detto cefalo, cioè pesce. 
Uova di pesce.
Io non mangio il ragù di carne perché mi fa effetto ma mi stacco la bottarga a morsi: chi mi ha visto farlo, non mi ha mai più invitato a cena.
La bottarga più "pregiata" è proprio quella di muggine, mentre quella di tonno è meno costosa. Il sapore è leggermente diverso: più delicato il primo, più deciso il secondo. 
Si vende in polvere o sottovuoto ed è prodotta in Sicilia (dove ho comprato la mia), in Sardegna e in Toscana.
La bottarga non va cotta e non deve subire grandi lavorazioni, proprio come il tartufo, va gustata grattugiata "a freddo", altrimenti si ha oltre al 60% di perdita di gusto e la perdita quasi totale delle proteine tanto decantate in queste uova.
Per chi non l'avesse mai assaggiata posso dire che è un po' come il tartufo, ovvero o la ami o la odi. 
Io amola.
Il sapore è forte, di pesce (giura?) con retrogusto amarognolo, dalla regia mi dicono "di mandorla".
A Trapani la preparano grattugiata mescolata con un po' d'acqua calda per creare una crema e condire gli spaghetti. 
Io oltre a mangiarla inzuppata nel caffè, ci faccio gli spaghetti nella maniera più semplice possibile.
Velocissima: lavatevi le mani che è pronto a tavola.

Per 4 persone

320 g spaghetti n.5 (come Chanel, uguale uguale)
1 spicchio d'aglio
olio 
sale
peperoncino
bottarga di muggine (o tonno)
prezzemolo

Staccate a morsi (anche con le mani va bene), la sacca che ricopre la bottarga e grattugiatela su un tagliere. Tagliare l'aglio a metà e strofinare la ciotola di servizio. Unire la bottarga. Cuocere la pasta, scolarla conservando un po' d'acqua di cottura (io non la scolo del tutto-del tutto). Versare gli spaghetti nella ciotola, mescolare bene in modo che la bottarga si amalgami. Unire il peperoncino. Servire con altra bottarga, (magari a fine lamelle, se avete la grattugia giusta) e una spolverata di prezzemolo.



domenica 23 marzo 2014

Ritz farciti



Oggi vi lascio il mio 70 esimo finger food del mio blog. 
L'obiettivo a questo punto è il centinaio.  
Con la calma e l'ossessione di un collezionista, mi appresto ad arrivare a quota 100. Le idee non mi mancano mai e alcune sono decisamente copiate (con varianti) come questa, conservata tra i miliardi di fogli di ricette e passata sotto il naso un altro miliardo di volte. Poi dalla pila di carta ha avuto una promozione ed è passata sul tavolo di cucina insieme ad altre 5 o 6. E' rimasta là, paziente ad aspettare e finalmente una mattina mi son svegliata (oh bella ciao) e in 2minuti2 l'ho realizzata. 
Facile e d'effetto. 
Colgo l'occasione per ricordarvi che se anche voi avete fingers da proporre, un CONTEST molto carino (quello mio e di Paola) sarà pronto ad accogliere le vostre ricette e scegliere la migliore!

Idea da Cucina Moderna 1998



Per 16 pezzi

32 Ritz
400 g circa di formaggio spalmabile (robiola, philadelphia...)
semi di papavero

Lavorare il formaggio con una spatolina. Versare i semi di papavero in un'altra.
Spalmare abbondantemente di formaggio un biscottino, chiudere con l'altro premendo fino ad arrivare ad una altezza di circa 1,5 cm. Livellare i contorni con un coltello e passare la metà nei semi di papavero. Continuare fino ad esaurimento. Servire subito.